BOH

Le parole più importanti di una lingua sono probabilmente quelle che non si possono categorizzare grammaticalmente. Tre lettere: boh! E’ un capolavoro dell’italiano, piccolo, intraducibile. Spesso significa non lo so, però quando qualcuno sceglie di dire boh, invece di dire non lo so, apre la porta a un mondo di divertita rassegnazione, e forse a qualcosa di più o a qualcosa di meno.
Cosa penso dell’italiano e la rete? Boh!
Penso a tutte le volte che qualcuno che non capisce l’italiano ma lo sta imparando abbia scritto boh in un motore di ricerca. Penso a Pasolini che all’inizio del suo capolavoro Uccellini e uccellacci ci ha chiesto Dove va l’umanità? E ci ha fatto rispondere Boh! Penso che internet in fondo è un po’ come la pasta, ci viene servito in tutte le salse e poi è pure facilmente digeribile.
E poi mi accorgo che sto saltando di palo in frasca e che immagino un motore di ricerca programmato con un algoritmo basato sulla capacità di utilizzare la fantasia associativa di qualcuno che parla e pensa in italiano. Un algoritmo che segua un’illogica linea di pensiero, un po’ come quella dei sogni, tipica di molte conversazioni in italiano.
Ma forse è meglio di no. Chissà poi cosa scoverebbe qualcuno alla ricerca della ricetta della torta di pane ticinese… Boh…

(Elisa Storelli, 2018)